Scrivere un curriculum perfetto: esiste una ricetta?

Le aziende che ricevano candidature, più o meno spontanee, per posizioni lavorative disparate si divertono continuamente a leggere le “stranezze” che i candidati decidono di riportare sulla loro carta di identità professionale: il curriculum.
Mettiamoci in testa che resta sempre una presentazione ufficiale delle proprie esperienze lavorative e della capacità di dirigere energie mentali e fisiche verso l’acquisizione di competenze specifiche e indispensabili per l’azienda.
La domanda che dovremmo porci quando compiliamo il nostro curriculum vitae dovrebbe essere: quale valore aggiunto può portare l’azienda ad assumere me piuttosto che un altro candidato?
Se parliamo di come scrivere un curriculum perfetto, il presidente nazionale dell’associazione direttori risorse umane Gidp-Hrda, Paolo Citterio, ha fornito alcune indicazioni molto utili:
Alle imprese non interessano tanto i passatempi dei candidati, quanto piuttosto il loro rapporto con il mondo del lavoro. Anche se parliamo di under 20 un’impresa valuta positivamente se un ragazzo ha frequentato stage estivi, ha lavorato all’estero come cameriere o come raccoglitore di patate. In sintesi, da un curriculum deve emergere se il ragazzo ha capito come funziona il mercato del lavoro. Oggi non è come prima: una laurea non garantisce un posto di lavoro privilegiato. Oggi i nostri figli sanno che, una volta laureati, dovranno adattarsi ad esercitare un lavoro manuale. Devono capire che, nonostante gli studi, a volte bisogna usare le mani. Quello che conta è che la preparazione universitaria non sia lunghissima e non necessariamente da 110 e lode, conseguita al massimo entro 6 anni raggiungendo un voto ragionevole”.
Citterio è molto breve e individua alcuni punti fondamentali da seguire nella redazione di un curriculum per la valorizzazione delle proprie peculiarità, mettendo alla gogna gli errori più comuni, che possono determinare l’eliminazione del candidato dal processo di selezione:
- Troppo lungo
- Troppo sintetico
- Troppo ossequioso
- Troppo arrogante
- Errori grammaticali oppure ortografici
- Indirizzi e-mail stravaganti
- Curricula che assomigliano a delle autobiografie.
E che dire della lettera di presentazione? Mai sottovalutarla. Bisogna investire tempo e cervello quando si scrive, deve essere efficace e non più lunga di 15-20 righe. L’obiettivo? Far capire al selezionatore i motivi della candidatura e dell’ambizione a ricoprire un determinato ruolo professionale.
Lo sviluppo della rete, inoltre, ha consentito l’apertura di moltissimi sentieri per entrare in contatto con le aziende e proporsi per un ruolo professionale, ma il networking e la condivisione funzionano, ancora una volta, solo se usati nel modo giusto.

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