Social Media Strategy e HR2.0

La Social Media Strategy ha iniziato a coinvolgere anche il settore delle Risorse Umane, decretando la nascita delle HR2.0. Caso emblematico quello di Hera.

Dati alla mano, sembra che nel 2010 solo il 6% delle aziende (americane) usava i social media per selezione e reclutamento di personale per aziende terze.

Oggi, a distanza di quasi tre anni, la situazione è nettamente cambiata e questa percentuale si è innalzata fino a raggiungere l’89%.

In Italia ancora si arranca e da recenti ricerche è stato rilevato che, se i candidati non si accontentano più di visitare i siti ufficiali delle aziende per le quali si propongono, ma scandagliano anche la loro presenza on line, in particolare sui social, cercando la conversazione, lo stesso non si può dire delle aziende, che si limitano alla descrizione delle posizioni aperte senza rinnovarsi e comunicare attraverso i social.

In mezzo a questa difficoltà di rinnovamento, spicca Gruppo Hera, seguita da Telecom Italia ed Eni. In Europa vince Allianz.

Hera ha vinto quest’anno il Premio Employer Branding Online Awards Italy 100, assegnato da Lundquist, soprattutto per l’iniziativa Hera Community, incentrata sulla comunicazione social. Il Gruppo si declina in varie iniziative sui principali social network, facendo leva anche di risorse open source e puntando alla collaborazione all’interno della comunità.
È appena iniziata l’epoca dell’HR2.0.

Formazione aziendale: i settori più attivi in ambito web marketing

Quali sono i settori e le attività che hanno accolto di buon grado la conversione del marketing tradizionale in strategie di web marketing? Se dovessimo stilare una classifica dei più attivi dal punto di vista dell’adattamento ai nuovi strumenti di promozione on line e nella rilettura del proprio piano promozionale, in pole position ci sarebbero le strutture ricettive: hotel, ristoranti, b&b, pizzerie hanno accolto positivamente il cambiamento rileggendo la promozione alla luce delle variazioni imposte da un nuovo tipo di potenziale cliente, sicuramente più attivo, smaliziato ed esigente. Ci riferiamo all’utente dei social network, al lettore (critico!) di blog, al “navigatore”.

Il cliente, infatti, per usare un paragone filosofico, non è una tabula rasa in cui impiantare il famosissimo “ago ipodermico” delle prime teorie di marketing, ma è come una piattaforma di gomma, che rimbalza letteralmente tutti gli stimoli in forma diversa, accentuando lo scambio continuo e il contatto diretto, personale e immediato con un’azienda.

Per questo motivo è necessario che, come hanno fatto le strutture ricettive, tutti gli ambiti del business si adattino a questa nuova realtà e prendano provvedimenti per acquisire strumenti e metodologie efficaci.

Se i corsi di web marketing per gestori e personale di hotel o per ristoranti contano molti iscritti, è necessario far passare la comunicazione che per tutte le categorie di imprese è necessario una formazione specifica in questo senso.

Intanto sono disponibili anche dei corsi di web marketing per aziende che affrontano, senza calarsi troppo nel settore specifico, tutte le problematiche di un’impresa, concentrandosi su come agire sfruttando il web per valorizzare punti di forza, minimizzare punti di debolezza e farsi trovare dai clienti, aumentando la propria visibilità e buona reputazione on line. Attenzione agli strafalcioni: l’utenza internet è spietata.

Imparare a trovare lavoro: te lo insegna Adecco

Adecco è una delle agenzie di ricerca e selezione del personale più attive, sempre vicina a chi sta cercando una collocazione professionale. Per questo ha lanciato un’iniziativa per insegnare a cercare e trovare lavoro ai candidati.

Si tratta di un canale YouTube in cui Adecco ha messo a disposizione 8 video tutorial che fanno parte di una serie intitolata “Le faremo sapere”. I video si concentrano sugli step fondamentali per presentarsi alle aziende in modo efficace e per ottenere dei risultati.

In questo momento nel mercato del lavoro i più penalizzati sono proprio i giovani: secondo l’Istat uno su tre è disoccupato e tantissimi sono anche i neet, ovvero quelli che non studiano né lavorano. Per tutti loro, abbiamo pensato di creare degli strumenti di orientamento che parlino la loro lingua e che siano facilmente rinvenibili in Rete: non solo su Youtube, ma anche in tutte le principali piattaforme di social network dove Adecco è presente. Abbiamo cercato di rispondere in maniera concreta a tutte le domande che si fa ogni giorno chi cerca un impiego per la prima volta. Contemporaneamente diamo anche a università e centri per l’impiego la possibilità di utilizzare le clip in modo assolutamente gratuito

Questo l’obiettivo secondo Silvia Zanella, Responsabile Marketing e Comunicazione. Sembra, infatti, che anche le aziende alla ricerca di profili professionali, abbiamo messo in pole position l’uso dei social network. Secondo una ricerca circa un’azienda su due in Italia si affida ai social media per ricercare e selezionare il personale (49%), allo stesso tempo il 47% dei candidati dichiara di utilizzare i social media per cercare posizione aperte e inviare il proprio curriculum vitae. Al primo posto tra i social network c’è Facebook (52%),  seguita da Linkedin (31%) e dai blog (21%).

Fare Business con Facebook. Sì, ma con cautela

Non è più una novità che il popolare social network sia diventato un’ottima piattaforma per ottenere dei grossi risultati in termini di business.

Le fan pages servono proprio a questo: non sono altro che i profili delle aziende su Facebook, collegamento con gli utenti e opportunità di conversazione con loro.

Corsi Social Media Marketing AziendeMa quanto e come usano Facebook le aziende italiane? Uno studio effettuato dall’Osservatorio Business Intelligence dell’Università Bocconi ha rilevato dei dati molto importanti:
- per il 76% i social network sono un mezzo strategico per ricevere feedback
- il 4% dichiara di cambiare strategia commerciale a seguito di commenti su Facebook
- il 39% delle aziende è già posizionata online
- il 32% lo sta facendo
- il 6% resta pensa che i social network non siano il modo giusto per interagire con i clienti
C’è da dire che, però, siamo d’accordo sul fatto che le aziende devono assolutamente tenere in considerazione che esserci in rete e nelle agorà della conversazione tra gli utenti è un’ottima opportunità per il successo del proprio business, ma bisogna farlo anche in modo intelligente e con delicatezza: un commento sbagliato, un’azione avventata, sono capaci di generare un circolo vizioso e di danneggiare l’azienda.

Molta attenzione, quindi. Per questo motivo esistono dei corsi di formazione per privati e aziende finalizzati a fornire strategie utili e interessanti per iniziare a gestire i propri profili social senza risvolti apocalittici, come invece è successo a Ferrovie dello Stato su Twitter con l’hashtag #meetFS.

Startup Ideation Bootcamp: primo workshop per creare impresa

Domani, 4 ottobre, Roma ospiterà durante lo Startup Ideation Bootcamp il primo workshop di un percorso formativo dedicato a chi vuole trasformare un’idea di business in un progetto imprenditoriale.

Questo progetto ha permesso a 650 di 32 città italiane, negli ultimi tre anni, di nascere e svilupparsi, creando 2000 posti di lavoro.
A presentare il programma saranno Nicola Mattina e Giuliano Iacobelli, responsabili del Founder Institute che ha organizzato lo Startup Ideation Bootcamp. Il progetto prevede 15 incontri settimanali per la durata totale di quattro mesi e conta la partecipazione di personaggi di spicco:
- Andrea La Mesa – Managing Director, Airbnb US
- Andrea Di Camillo – Managing Partner, Principia Sgr
- Antonio Tomarchio – Founder, Beintoo
- Augusto Coppola – Co-founder, Innovaction Lab
- Davide De Guz – Founder and CEO, ClickMeter
- Davide D’atri – CEO, Soundreef
- Fabrizio Capobianco – President and Chairman of the Board, Funambol
- Gabriele Valli – Partner, Crinali, Zivago, Beatpick, Soundreef
- Marco Trombetti – Founder and CEO, Translated
- Marco Magnocavallo – Venture Partner
- Marco Massarotto – Founder, Hagakure
- Massimo Sgrelli – co-founder & CTO, Wave Group
- Massimo Melica – Partner, Melica, Scandelin & Partners
- Paolo Barberis – Co-founder, DADA
- Stefano Quintarelli – Entrepreneur, Garden ventures

Per ulteriori informazioni basta consultare il sito dell’evento.

Fondo Sociale Europeo: il successo della formazione finanziata

Il Fondo Sociale Europeo è un importante strumento finanziario istituito dalla Comunità Europea al fine di garantire lo sviluppo di progetti volti alla formazione e allo sviluppo delle competenze.

Fondo Sociale EuropeoMette in collaborazione alcuni soggetti:
- ministeri competenti
- regioni
- Comunità Europea
Il fondo è uno dei quattro fondi esistenti e gli altri sono:
- FESR (Fondo Europeo per lo Sviluppo regionale)
- FEOGA (Fondo europeo agricolo di Orientamento e Garanzia)
- SFO (Strumento finanziario di Orientamento per la Pesca).

Da uno studio svolto dalle società Iris e Gourè in Toscana, su un campione di 18mila destinatari delle iniziative di formazione finanziata dal Fondo Sociale Europeo sono venuti fuori dei risultati assolutamente positivi e incoraggianti: l’83% degli occupati che hanno svolto tirocini formativi hanno trovato lavoro entro 6 mesi dalla conclusione della formazione. Per quanto riguarda la fascia d’età è quella compresa tra i 25 e i 34 anni, mentre i settori più fertili sono, in ordine di importanza:
- servizi
- commercio
- alberghiero
- ristorazione
- ambito sanitario
- assistenza sociale e sanitaria.
Per una ricerca dei corsi finanziati dalla Comunità Europea potrete trovare dei riferimenti utili su Europa Lavoro e sui vari siti delle Regioni e delle Provincie.

I personal trainer aziendali: il Couch e il Consulente

Si parla tanto di coaching e consulenza aziendale, ma sappiamo quali sono i compiti di queste figure professionali e come possono essere utili a un’azienda?

In realtà se dovessimo immaginare una metafora, queste figure professionali, esterne o interne all’azienda, ci rimandano allo sport: sono quasi dei personal trainer, dei motivatori aziendali che agiscono per valorizzare i punti di forza e minimizzare quelli di debolezza, attraverso il supporto alla squadra aziendale.
Detto così sa tanto di metafisico e trascendentale, ma si tratta di un’attività più pratica e concreta di quanto si pensi. Chiaramente diventare coach aziendale richiede, oltre che una specifica formazione professionale (a tal proposito vi rimandiamo al portale per i Corsi di Coaching), anche di una certa sensibilità e capacità di interpretare le esigenze dell’azienda e dei suoi dipendenti.

La differenza tra Coach e Consulente? Il primo è un professionista, esperto di processi evolutivi, che aiuta l’azienda a migliorare il loro rendimento e contribuisce al miglioramento personale e professionale di chi fa parte della squadra. Non dà soluzioni ma fornisce gli strumenti per trovarle in base alla singola situazione.

Diverso il ruolo del Consulente, che si occupa più che altro degli aspetti tecnici e meramente strategici di alcune parti dell’attività aziendale.
Oggi quasi tutte le aziende si affidano a dei consulenti esperti per potenziare alcuni aspetti dell’attività, mentre la figura del Coach si sta iniziando a intravedere da poco, anche se i segnali sulla percezione di questa figura professionale a supporto dell’azienda cominciano ad essere molto evidenti. Una nuova opportunità di lavoro?

Employability 2.0: formazione e lavoro per 100 laureati e laureandi

Employability 2.0 è un progetto ideato dal Consorzio ELIS formazione, un percorso interaziendale di formazione e lavoro, di durata biennale, che vedrà coinvolti 100 giovani tra laureati e laureandi.
I partecipanti, avranno la possibilità di arricchire il proprio bagaglio di competenze e cominciare contemporaneamente il loro percorso professionale grazie a due esperienze lavorative retribuite, della durata di 12 mesi, all’interno di grandi imprese a livello nazionale e internazionale.
Il progetto è rivolto a ragazzi di età non superiore ai 27 anni, con un’ottima conoscenza della lingua inglese, laurea magistrale o specialistica in scienze economiche e sociali, tecnico scientifiche e umanistiche, conseguita con votazione non inferiore a 107/110 e laureandi con media uguale o superiore al 27 che siano a 3 esami e non più di sei mesi dalla discussione della tesi di laurea.

La selezione dei candidati  è stata affidata all’agenzia polifunzionale del lavoro Inforgroup. Per inoltrare la vostra candidatura dovrete utilizzare il modulo online disponibile su Employability20.it

Scrivere un curriculum perfetto: esiste una ricetta?

Le aziende che ricevano candidature, più o meno spontanee, per posizioni lavorative disparate si divertono continuamente a leggere le “stranezze” che i candidati decidono di riportare sulla loro carta di identità professionale: il curriculum.
Mettiamoci in testa che resta sempre una presentazione ufficiale delle proprie esperienze lavorative e della capacità di dirigere energie mentali e fisiche verso l’acquisizione di competenze specifiche e indispensabili per l’azienda.
La domanda che dovremmo porci quando compiliamo il nostro curriculum vitae dovrebbe essere: quale valore aggiunto può portare l’azienda ad assumere me piuttosto che un altro candidato?
Se parliamo di come scrivere un curriculum perfetto, il presidente nazionale dell’associazione direttori risorse umane Gidp-Hrda, Paolo Citterio, ha fornito alcune indicazioni molto utili:
Alle imprese non interessano tanto i passatempi dei candidati, quanto piuttosto il loro rapporto con il mondo del lavoro. Anche se parliamo di under 20 un’impresa valuta positivamente se un ragazzo ha frequentato stage estivi, ha lavorato all’estero come cameriere o come raccoglitore di patate. In sintesi, da un curriculum deve emergere se il ragazzo ha capito come funziona il mercato del lavoro. Oggi non è come prima: una laurea non garantisce un posto di lavoro privilegiato. Oggi i nostri figli sanno che, una volta laureati, dovranno adattarsi ad esercitare un lavoro manuale. Devono capire che, nonostante gli studi, a volte bisogna usare le mani. Quello che conta è che la preparazione universitaria non sia lunghissima e non necessariamente da 110 e lode, conseguita al massimo entro 6 anni raggiungendo un voto ragionevole”.
Citterio è molto breve e individua alcuni punti fondamentali da seguire nella redazione di un curriculum per la valorizzazione delle proprie peculiarità, mettendo alla gogna gli errori più comuni, che possono determinare l’eliminazione del candidato dal processo di selezione:
- Troppo lungo
- Troppo sintetico
- Troppo ossequioso
- Troppo arrogante
- Errori grammaticali oppure ortografici
- Indirizzi e-mail stravaganti
- Curricula che assomigliano a delle autobiografie.
E che dire della lettera di presentazione? Mai sottovalutarla. Bisogna investire tempo e cervello quando si scrive, deve essere efficace e non più lunga di 15-20 righe. L’obiettivo? Far capire al selezionatore i motivi della candidatura e dell’ambizione a ricoprire un determinato ruolo professionale.
Lo sviluppo della rete, inoltre, ha consentito l’apertura di moltissimi sentieri per entrare in contatto con le aziende e proporsi per un ruolo professionale, ma il networking e la condivisione funzionano, ancora una volta, solo se usati nel modo giusto.

Corsi di inglese per bambini: il metodo Nuts

È stato inventato da un’allieva dell’Accademia Silvio D’Amico di Roma: sembra che il metodo Nuts, ormai diventato uno spettacolo teatrale, sia molto utile per insegnare l’inglese ai bambini.
Si tratta di una fiaba creata proprio per aiutare i piccoli ad apprendere la lingua straniera con più facilità.

A ottobre a Roma inizieranno i corsi Nuts, che saranno articolati in un percorso di apprendimento integrato alla visione degli episodi della sitcom e a test online.
Il metodo è stato inventato da Teresa Pascarella e sarà presentato ufficialmente al 36° convegno nazionale Tesol-Italy (Tesol-Teachers of English to Speakers of Other Languages).

A ottobre l’omonimo spettacolo teatrale a Roma.