Social Media Strategy e HR2.0

La Social Media Strategy ha iniziato a coinvolgere anche il settore delle Risorse Umane, decretando la nascita delle HR2.0. Caso emblematico quello di Hera.

Dati alla mano, sembra che nel 2010 solo il 6% delle aziende (americane) usava i social media per selezione e reclutamento di personale per aziende terze.

Oggi, a distanza di quasi tre anni, la situazione è nettamente cambiata e questa percentuale si è innalzata fino a raggiungere l’89%.

In Italia ancora si arranca e da recenti ricerche è stato rilevato che, se i candidati non si accontentano più di visitare i siti ufficiali delle aziende per le quali si propongono, ma scandagliano anche la loro presenza on line, in particolare sui social, cercando la conversazione, lo stesso non si può dire delle aziende, che si limitano alla descrizione delle posizioni aperte senza rinnovarsi e comunicare attraverso i social.

In mezzo a questa difficoltà di rinnovamento, spicca Gruppo Hera, seguita da Telecom Italia ed Eni. In Europa vince Allianz.

Hera ha vinto quest’anno il Premio Employer Branding Online Awards Italy 100, assegnato da Lundquist, soprattutto per l’iniziativa Hera Community, incentrata sulla comunicazione social. Il Gruppo si declina in varie iniziative sui principali social network, facendo leva anche di risorse open source e puntando alla collaborazione all’interno della comunità.
È appena iniziata l’epoca dell’HR2.0.

L’Italia cresce……..con Facebook!

A dispetto delle critiche e degli scetticismi il celebre social network ha prodotto nel nostro paese ben 33.000 posti di lavoro e 2.5 miliardi di PIL. A testimoniarlo sono i risultati di uno studio condotto da Deloitte e resi pubblici dallo stesso Facebook.


L’obiettivo principale della ricerca era quello di rilevare l’impatto a livello diretto, indiretto e indotto della presenza dell’azienda  a livello europeo.
Sono stati analizzati aspetti quali il coinvolgimento diretto  nel mercato del lavoro (creazione di sedi nelle diverse nazioni, assunzioni di dipendenti ed i conseguenti effetti);
le dinamiche “indirette” legate alla crescente importanza di Facebook quale strumento di promozione del brand e di interazione con i consumatori, per le grandi, piccole e medie imprese  e la sua influenza positiva sul business; l’impatto economico dell’attività degli sviluppatori impegnati nella creazione di applicazioni per la piattaforma; l’incidenza positiva sulle vendite di prodotti tecnologici come smartphone e tablet e il loro impatto sul settore delle comunicazioni.

Risultati incoraggianti che hanno spinto Facebook a 50.000 pmi Italiane, Spagnole, tedesche e britanniche, 100 euro di pubblicità gratuita.